COMMENTO AL CAPITOLO 9

Con la pubblicazione del capitolo 9, siamo ufficialmente a soli due capitoli dalla fine della prima parte, che, ricordiamo, avverrà con il capitolo 11. Ne “La corsa del topo” Rebecca e Lawrence fuggono dalla trappola ordita da Futura e, dopo una serie di rocambolesche fughe, si rifugiano nel misterioso Settore Lambda.

Non posso di certo dire che la realizzazione di questo capitolo sia stata una cosa facile, per due semplici motivi. Il primo con la sceneggiatura: de facto, il c. 9 non porta avanti di molto la storia a livello di soggetto. Se fossi stato un autore che non ama i punti morti Continua a leggere

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CAPITOLO 9 – LA CORSA DEL TOPO

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RESTAURO DELLE PAGINE

Mentre il capitolo 9 sta pian pianino vedendo la luce (se non avete ancora letto il CAPITOLO 8, CLICCATE QUI!), nei tempi liberi ho iniziato a restaurare le primissime pagine di Futura. Questo perchè il livello qualitativo delle tavole recenti si è alzato, e il divario con i primi capitoli (che sono stati realizzati, ricordiamo, da settembre 2016) comincia proprio a farsi sentire. Continua a leggere

CHE COS’E’ IL FUMETTO (o almeno, per me)

La domanda che trovate nel titolo non è affatto scontata. Certo, è vero che c’è gente in giro che non ha mai letto un fumetto in vita sua, o che lo considera ancora oggi (nel 2018!) solo uno stupido format da bambocci non ancora cresciuti. Tralasciando questi scarti umani, credo che, anche tra le persone che masticano fumetti tutti i giorni, ci siano quelli che non si sono mai posti la domanda fino in fondo. Che cos’è il linguaggio del Fumetto?

Prima di rispondere, lasciate che indossi la mia corazza Farina personale. Ecco, fatto. Dunque, lasciate che sia piuttosto franco: il fumetto è un’arte superata da quasi un secolo. Ehi, fermi, FERMI, lasciatemi spiegare!

Asterix, di Goscinny e Uderzo

Tra i tanti nomi che il fumetto ha nelle varie parti del mondo, quella per me più azzeccata è quella data da Will Eisner (il padre del moderno graphic novel), ossia ARTE SEQUENZIALE. Il fumetto è quindi un linguaggio che trasmette al lettore informazioni visive poste in sequenza temporale allo scopo, nel nostro caso, di raccontare una storia. Beh, non solo. Cartelli stradali, i manuali di montaggio delle Lego, il foglio informativo degli aerei per farti sentire tranquillo e pacifico come una vacca indù in caso di emergenza, tutti questi trasmettono informazioni tramite il simbolismo fumettistico. Insomma, il fumetto è uno dei linguaggi più antichi del mondo.

Uno dei concetti chiave del fumetto narrativo dal mio punto di vista è la continuità.  Tante vignette messe una dopo l’altra raccontano che il signor Tex Willer prima va a cavallo, poi una pallottola gli fischia accanto all’orecchio, poi estrae la sua pistola, poi si volta e spara, e infine il cattivone stramazza a terra, morto. Modificate la giusta sequenza di vignette invertendole o mischiandole e non si capirà più nulla, vanificando completamente la continuità temporale. Non solo: all’interno di ogni singola vignetta, soprattutto se è una scena d’azione, l’artista cerca tramite inquadrature, segni grafici e linee cinetiche di dare l’illusione di movimento. Molti artisti hanno questo dono di disegnare vignette in cui i personaggi “sembra che si muovano”. Ebbene, cos’è che rende tutto questo vecchio e superato da quasi un secolo o più? I film di animazione.

Bone, di Jeff Smith. Questa scena dà l’illusione di essere…un cartone animato!

I corti e i film di animazione sono il massimo a cui un fumettista vorrebbe segretamente aspirare. Dico segretamente, perché preferirebbe farsi solleticare i piedi per l’eternità pur di ammetterlo. La grande verità è che l’animazione risolve tutti i problemi o gli impedimenti del format del fumetto, in primis la continuità e l’azione, il movimento, pur mantenendone i pregi principali, ossia la completa libertà creativa e stilistica del disegno (tutto questo, ovviamente, se per il fumettista disegnatore il primo obiettivo è raccontare una storia e non riempire le vignette di particolari inutili e ridondanti solo per far vedere quant’èbbravo madonnammia!). Non è un caso che la stragrande maggioranza dei mangaka giapponesi diventino capi animatori nelle trasposizioni d’animazione dei loro più grandi successi, e non è nemmeno un caso che in italia la serie Orfani abbia avuto una versione “fumetto animato” per la televisione. Quindi, senza girarci attorno: l’animazione è la versione adulta del fumetto.

Gon, di Masashi Tanaka, è praticamente un film d’animazione stampato.

D’accordo , Leo, ma allora perché il fumetto è ancora attuale e di successo?”. La risposta è molto più semplice di quello che sembra. Infatti, per realizzare un fumetto avete bisogno solo di un foglio e una penna, a costi davvero, davvero irrisori. Realizzare un fumetto costa pochissimo, se non il vostro tempo, e ora con l’avvento di internet e dei social una piccola scansione (alcuni addirittura fanno una foto alla pagina) et wallà, avete raggiunto i vostri 3 milioni di followers abituali. Il fumetto, da questo punto di vista, è come la scrittura: tutti possono farlo, tutti possono produrne uno e condividere al mondo le proprie idee in tempo relativamente limitato. L’animazione, no. L’animazione di un certo livello richiede un’equipaggiamento tecnico adeguato, conoscenze informatiche di un certo tipo (a meno che vogliate produrre tutto a mano come una volta, mh), qualche tizio dietro con un gruzzoletto di soldi che ti sponsorizzi e molto, molto più tempo di un fumetto. E questo se siete un piccolo team, figuriamoci se siete da soli. Il fumetto, oltre all’elevata accessibilità, ti dà un particolare che per me è fondamentale: l’assoluto controllo del tuo lavoro.

Dal punto di vista del lettore, invece? Per prima cosa, tanto più è immediata l’immagine fumettistica rispetto alle parole di un romanzo, tanto è difficile inizialmente per un lettore leggere un fumetto. “Come si legge? Ma da quale vignetta devo cominciare? E le parole, quale nuvoletta devo leggere per prima, quella sopra o quella sotto? E chi dice sta roba?” Sono tutte domande che mia nonna si farebbe se la dovessi costringere a leggere un numero dei Vendicatori. Se invece mettessi la mia medesima nonna seduta in poltrona davanti alla tele a vedere un episodio di Ken il guerrierio state pur certi che capirebbe per filo e per segno cosa sta succedendo. Magari non approverebbe, ma di sicuro riuscirebbe a seguirne la storia. Quindi, sfatiamo un mito: per leggere un fumetto bisogna avere una preparazione di base alle spalle. Quali sono, invece, i vantaggi? 1) Il tempo di lettura lo decide il lettore, proprio come un romanzo. Fermarsi a osservare tutti i dettagli di una vignetta, o leggere tutti i balloon di corsa e seguire i disegni con la coda dell’occhio per dopo rileggere tutto con calma, sono tutti metodi che ogni lettore ha per godersi appieno la sua storia, e quindi diventa un momento assolutamente intimo e personale. 2) si può tornare indietro di qualche pagina con una facilità disarmante senza rompere il ritmo della storia. Andare avanti e indietro di una vignetta, girare la pagina e rigirarla per capire appieno cosa sta succedendo, è uno strumento utilissimo per il lettore che ha la completa libertà temporale per leggere la storia a suo piacimento.

Conan, disegnato da Cary Nord.

Infine, non da meno: il fumetto come oggetto. Sono uno di quei sostenitori che pensa che il libro, inteso proprio come un COSO con le pagine, sia uno degli oggetti di design più fighi della storia. Un libro, che sia nella sua bellissima libreria o che sia gettato aperto in mezzo alla stanza, è sempre un’oggetto di incredibile pregio. Fateci caso, anche nelle case di persone che non leggono seriamente qualcosa dal tardo cretaceo c’è almeno un libro in bella vista in salotto, come decorazione. L’emozione più grande per un fumettista non è quella del primo figlio maschio e in salute, ma quella di tenere in mano quella piccola creaturina appena stampata che è il suo fumetto, sfogliarlo e sentirne il profumo delle pagine…

Spero che con questo articoletto non abbia irritato nessuno, per carità, ma ci tenevo a condividere con voi le mie impressioni su questo format molto spesso sottovalutato, ma molte volte anche fin troppo salvaguardato peggio di un panda. Il fumetto è prima di tutto un linguaggio, e un linguaggio serve principalmente per trasmettere idee e pensieri da una persona all’altra. Io personalmente ho scelto e scelgo il fumetto per i motivi che ho elencato sopra e ne sono innamorato, ma non nascondo che, se in futuro ce ne sarà l’occasione, lo lascerò per format molto più idonei e completi per raccontare le mie storie.

Leo.