IL FUTURO DI FUTURA

foto-profiloCome vi avevo già accennato negli ultimi post, è terminata quella che chiamo la fase 1 di Futura, ossia le 32 pagine che compongono il primo numero stampabile di questo fumetto. L’idea era quella di auto-prodursi e stampare il formato cartaceo allo scopo di farci conoscere alle fiere e nel fantastico mondo online, e per voi avere in mano finalmente un prodotto concreto invece di leggere pagine su pagine in questo blog.

Le cose, ora, sono leggermente diverse. Prima di tutto, io e il mio super grande immenso manager nonché futuro assistente marketing nonché quello che mi sta aiutando a costruire la baracca ossia Enzo Rindinella (che ringrazio) abbiamo deciso di creare una versione cartacea una volta terminato Futura. Questo per non perdere sforzi ed energie inutili, ma per concentrarli tutti sulla creazione del fumetto nel blog. Prove di stampa, impaginazione, creazione di copertine, contenuti extra ecc mi avrebbero solo tolto tempo distogliendomi dal reale obiettivo, ossia completare questa dannatissima storia. Secondo, d’ora in poi i capitoli di Futura verranno pubblicati non più pagina con pagina, ma solo una volta completato il capitolo in questione.  I vantaggi, soprattutto per voi, sono tantissimi: potrete seguire il filone narrativo in maniera più completa, leggendo insieme e in successione le pagine senza per forza aspettare il lunedì dopo per sapere come procede la scena. Lo svantaggio è che dovrete aspettare un po’ di tempo tra una parte e l’altra, ma potrete tranquillamente seguire l’avanzamento dei lavori sia su Facebook che su Instagram.

In qualunque modo la pensiate, restate con noi, perché a breve ne vedrete davvero, davvero delle belle.

IL LETTERING DI FUTURA

Fin dall’inizio l’idea di realizzare a mano il lettering mi sembrava una scelta vincente. Non sono pochi i saggi di fumetti che celebrano il lettering (per chi non masticasse il fumettese, le paroline dentro le nuvolette) come parte integrante della tavola e prodotto artistico a tutti gli effetti, e anche io sono di questo avviso. Il lettering è arte ed è quell’ingrediente che fa diventare una bella tavola una SUPER tavola. Seguendo questa filosofia, e soprattutto dopo aver letto i super articoli si Fumettologica (leggetevi quello su Alex Toth che trovate qui) sono partito in quinta con l’idea di letterarmi da me, a mano, il nostro Welcome to Futura. Ed è forse stata questa scelta non tanto vincente a farmi rendere conto di quanto sia davvero difficile e massacrante farlo da sé.

Scrivere a mano BENE porta via tempo, necessita precisione e il risultato, soprattutto grazie all’ansia, è spesso altalenante. Ebbene sì, perché nulla mi ha fatto sudare e mi ha stressato così tanto come ripassare a china le scritte nei baloon. Un segno leggermente storto, e sei fuori. Fai la O un po’ storpia, oppure non riesci a chiudere perfettamente l’ovale? Sei fuori. Hai una doppia F in “affumicatamente” e ne fai una delle due leggermente più bassa? Sei fuori. Il lettering vuole pazienza, precisione, manco fosse il lavoro di un miniaturista del ‘200, e io non sono nessuna di queste due cose. Volete l’esempio? Queste sono 3 vignette casuali delle pagine di Futura che ho voluto letterare da me.

La prima vignetta è la seconda pagina del primo capitolo, ossia una delle prime scritte che ho realizzato. Potete notare i buoni propositi, la passione con cui mi imbarcavo in questa pagaiata nell’oceano che è questo fumetto. Il risultato è molto amatoriale, rustico, ma in qualche modo passabile. La seconda vignetta è presa da una pagina centrale del secondo capitolo. Ossia tante pagine dopo. I buoni propositi sono andati a farsi fottere, la voglia è calata, sale l’ansia di scrivere il tutto velocemente per portare la tavola puntuale il lunedì. Probabilmente gli insulti nel diario delle medie li scrivevo meglio. La terza vignetta appartiene a una delle prime pagine del terzo capitolo. La creazione della pagina ormai è una routine rodata, e presto avrei trasferito tutto dal cartaceo al computer. Perfino il lettering. Perché, come potete vedere, ormai scrivevo le parole a, scusate il termine, pisellino di Romolo, alla bell’e meglio, ‘ndo cojo cojo, buona la prima, insomma, era diventato una schifezza.

Da questa bellissima esperienza ho capito una cosa: se c’è qualcuno nel mondo pagato appositamente per fare il lettering non è perchè è figlio del cuggino del fratello dell’editore, ma perchè è un dannatissimo lavoraccio. Quindi, per non cader nel ridicolo (e siccome mi resta ancora un po’ di dignità) ho deciso di rifare completamente il lettering di Welcome to Futura al computer. E come mai lo dico con amarezza? Perchè il lettering al computer è freddo e insensibile. Perchè mi devo rimangiare tutte le belle parole che ho speso poc’anzi. Perchè insomma mi girano le balle. Ma ci sono ovviamente i lati positivi: se clicchi un tasto sulla tastiera piano o forte non cambia la grandezza del carattere, se sbagli non partono bestemmie ma è facilmente risolvibile, puoi anche fare tanti tipi di lettering differenti spulciando cinque minuti su internet invece di studiare ore e ore il metodo per fare una A diversa dall’altra. Analizziamo i tre che ho utilizzato nell’aggiustare le pagine di Futura.

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Per Rebecca ho ricercato il font più semplice e famoso che gira in rete. Il font è Anime Ace, ed è usato e abusato per quasi tutti i webcomic (anche qualche casa editrice seria lo utilizza). Il motivo per cui l’ho scelto è che è immediato, quasi anonimo, e quindi di facile immedesimazione.

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Di diverso aspetto appare il computer di bordo e la voce proveniente dal tablet di Rebecca. Entrambi sono dispositivi provenienti dal futuro, e per questo avevo la necessità che fossero dal design strano, accattivante e sicuramente di un’altro pianeta. Il font utilizzato è BLASTER.

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Di diverso avviso sono le apparecchiature di Futura. Come abbiamo capito dal capitolo 2 in poi (scusate il gioco di parole) le attrezzature sono vecchie persino per noi, di un windows ’95 style per i computer e di un inizio anni 90 per tutti gli altri accessori, dai floppy disk alla telecamera sul furgone della Veico Trasporti. La lettura dei dialoghi doveva quindi essere datata, e forse anche un po’ ostica da leggere attentamente, come se fossero voci registrate male o con un sistema audio davvero del secolo scorso. Il font utilizzato è quello dei vecchi videogiochi degli anni, ovviamente, 80/90, chiamato GAMEPLAY.

Comunque la pensiate, sia il lettering che i vari fonts utilizzati sono davvero parte integrante dell’identità non solo della tavola, ma del fumetto stesso, oppure di una determinata casa editrice. La Bonelli, infatti, usa per tutte le sue testate un font unico, un marchio di fabbrica imprescindibile per spiccare seriamente in un mercato così fitto e diabolico. Nel nostro piccolo vi ho spiegato le mie scelte maturate via via che mi rendevo conto di quanto fosse difficoltoso portare avanti da solo OGNI aspetto di futura. Purtroppo, la serietà e la professionalità di un font casereccio e unico ha avuto la meglio sulla mia scarsa professionalità del mezzo.

WELCOME TO FUTURA #32 (fine terzo capitolo e fine primo numero).

Che ci crediate o no, il primo numero di Welcome to Futura è finito. Si, ma cosa intendo per “numero”? Vi avevo già accennato tempo fa che Futura è pensato principalmente per il cartaceo, invece che come puro webcomic. Tra un’idea e l’altra, c’è seriamente la possibilità che questa storia venga stampata in albetti, per adesso auto-prodotti. Che questo accada o no, resta il fatto che tutta la trama è stata divisa in 7 albi da 32 pagine, e quella di oggi rappresenta il primo, grande traguardo.

Che cosa accadrà ora? Innanzitutto, vi dico di portare pazienza, perché non comincerò subito a disegnare il capitolo 4 (già scritto, tra l’altro), perché c’è l’assoluta necessità di sistemare molte delle tavole che avete già visto per un’eventuale stampa. Di tutto questo, però, ve ne parlerò più avanti. Nel frattempo, godetevi il capitolo 3 in tutta la sua interezza.

Sei nuovo su Futura? Clicca qui. Per leggere il capitolo 3, clicca qui.

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WELCOME TO FUTURA #30 e #31 (doppia splashpage)

L’abbiamo aspettata per 30 pagine e un sacco di mesi. All’inizio era solo un nome senza senso. Poi una mappa, robot e apparecchiature ci hanno suggerito che esisteva, o che era esistita, ma non sapevamo dove. Ora, finalmente, ce l’abbiamo davanti agli occhi.

Questa doppia splashpage è fondamentale per la trama: le pagine fino ad ora sono state solamente un’anticipazione, il primo salatino dell’antipasto, studiate apposta per creare una curiosità sempre crescente e domande sempre più grandi. Ora siamo quasi giunti alla meta, la prima svolta della trama. Tutta la storia sarà d’ora in poi ambientata in questa piccola cittadina nascosta nel deserto, circondata da campi e piccole piante, un’oasi isolata, apparentemente abbandonata.

Questa illustrazione è stata concepita per la versione cartacea. La grandezza dell’immagine è quella di due tavole affiancate, ma purtroppo non è possibile rendere l’idea in questa sede. Quando leggerete il terzo capitolo nella sua interezza l’immagine sarà ovviamente rimpicciolita, come qui sotto, perché l’impostazione grafica del sito è della larghezza di una sola pagina. Quando decideremo di stampare il primo numero di Futura, il reale impatto di questa tavola vi sarà chiaro.

Signori, ecco a voi Futura.

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Ma non è finita qui! Di seguito vi lascio con il work in progress, dal primo schizzo a colori fino alla versione definitiva, con tutti gli step che hanno portato alla realizzazione di questa tavola. Continua a leggere

WELCOME TO FUTURA #29

Il fatto che non ci fosse nessun essere umano sul camion della Veico Trasporti Futura era ovviamente palese, eppure molti di voi sono rimasti ugualmente sorpresi quando si sono accorti che, invece di un robot o di qualcosa di simile, al suo interno c’era solo una banalissima telecamera.  Questo cambia di molto la percezione di cosa sia e cosa non sia Futura: da una parte strutture in perfetto stato e apparecchiature funzionanti, dall’altra nessun segno umano, nessuna traccia, nessuna presenza, nemmeno robotica. Perché dei robot umanoidi che costruiscono e gestiscono insediamenti umani ormai abbiamo imparato ad accettarli dopo decenni di film, fumetti e romanzi di fantascienza, ma non appena togliamo l’elemento umanoide, qualsiasi apparecchiatura elettronica, anche futuristica, risulta spiazzante.  Se poi il tutto è condito da pubblicità apparentemente fuori luogo, come il fast food Dantuzzi, è ovvio che si cominci a perdere il senso dell’orientamento mentale.

La pagina di oggi segue lo stesso principio guida della precedente, anche se, in realtà, è solo una scena d’accompagnamento al fulcro di questo capitolo.

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